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	<title>Visit San Giovanni RotondoCuriosita&#8217; | Visit San Giovanni Rotondo</title>
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	<description>Il portale di informazioni turistiche della città di Padre Pio</description>
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		<title>L’eccidio di San Giovanni Rotondo (1920)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 14:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[sulla Storia della Città]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Quella voce fucilata nella piazza, l&#8217;eccidio di San Giovanni Rotondo del 14 ottobre 1920&#8243; è il titolo del libro del giovane sangiovannese Antonio Tedesco. Dopo una scrupolosa ricerca nei vari archivi e biblioteche emerge uno studio&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Quella voce fucilata nella piazza, l&#8217;eccidio di San Giovanni Rotondo del 14 ottobre 1920&#8243;</em> è il titolo del libro del giovane sangiovannese <strong>Antonio Tedesco.</strong></p>
<p>Dopo una scrupolosa ricerca nei vari archivi e biblioteche emerge uno studio approfondito  sull&#8217;eccidio più mortifero del biennio rosso in Italia. Una mattina di festa, un gioioso corteo di circa seicento persone – che, per celebrare il successo socialista alle elezioni del 3 ottobre 1920 e l’insediamento dei nuovi amministratori, vuole inalberare sul balcone del Comune della cittadina di Padre Pio, come simbolo di quella vittoria, la bandiera rossa – si trasforma nel massacro di tredici cittadini, manifestanti e non, e un carabiniere, con una sessantina di altri feriti.</p>
<p>Le responsabilità dell’eccidio sono rimaste sempre alquanto incerte. Inchieste di polizia e giudiziarie, ricostruzioni giornalistiche, scontri politici, atti parlamentari hanno chiarito molti aspetti ma non hanno mai fatto piena luce sull’intera dinamica di quegli eventi. La verità è apparsa sempre frammentaria, talvolta piegata alle ragioni di parte o di Stato. «Con questo saggio – scrive Giuseppe Tamburrano nella prefazione – la verità sull’eccidio del 14 ottobre 1920 di San Giovanni Rotondo è finalmente raggiunta. L’Autore l’ha cercata e l’ha trovata consultando tutta la documentazione disponibile e dando credito all’ispettore di polizia Trani che, in quei tempi in cui già si faceva pesante e condizionante la pressione della reazione, svolse una inchiesta scrupolosa ed obbiettiva».</p>
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		<title>Madonna dei Sette Veli, 14 e 15 agosto</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 14:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[sulle Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno in molte case della città di San Giovanni Rotondo viene ospitato il quadro della Madonna dei Sette Veli con gli addobbi tipici di questa festività. L’usanza vuole che si prepari accuratamente il luogo dove&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno in molte case della città di San Giovanni Rotondo viene ospitato il quadro della <strong>Madonna dei Sette Veli</strong> con gli addobbi tipici di questa festività. L’usanza vuole che si prepari accuratamente il luogo dove l’icona mariana si fermerà in attesa del popolo nei giorni 14 e 15 agosto. Siamo andati a scoprire da dove nasce il culto per la  Madonna dei Sette Veli,  le motivazioni che spingono i cittadini a prolungare la tradizione e i preparativi che fervono nelle famiglie che mettono a disposizione le proprie case, a pian terreno, che accoglieranno il Sacro quadro. Attraverso l’intervista a <em><strong>Pasquale Siena</strong></em>, da anni colui che “veste le Madonne” del centro storico, ripercorriamo la storia del culto, l’evoluzione dell’usanza e i significati che assumono i vari oggetti che completano l’esposizione iconografica.</p>
<p><strong>Come nasce a San Giovanni Rotondo la tradizione della Madonna del 15 d’agosto?</strong></p>
<p>La tradizione della vestizione della Madonna è di origine della città di Foggia  ma col tempo si diffuse in tutta la provincia. La Madonna Iconavetere, è un’antica immagine raffigurante la Vergine Kyriotissa o Nicopeia, affiorata sulle acque di un pantano nei pressi del quale era stata occultata avvolta in drappi o veli, probabilmente per sottrarla alla furia iconoclasta dei dominatori Saraceni sul Meridione. Il fagotto di stracci fu ritrovato,in seguito ad un periodo di peste e carestie, da un pastore che pascolava nei pressi di Foggia. La notizia del  ritrovamento del drappello di stracci che custodiva l’immagine di questa Madonna mai vista, si diffuse nella città e l’icona fu portata in processione. Di lì a breve, l’epidemia che affliggeva la comunità sangiovannese si estinse e ciò fu attribuito proprio al ritrovamento del quadro sacro. Questa è una delle leggende che ci sono state tramandate dai devoti antenati.</p>
<p><strong>Quindi da qui il nome di Madonna dei Sette Veli?</strong></p>
<p>Si, infatti alle persone che arrivavano in pellegrinaggio veniva offerto un pezzetto di quella stoffa che avvolse l’icona. La gente custodiva con cura la reliquia cucendola in un quadro di stoffa bianca, ricamandoci attorno dei disegni con filo d’oro, col tempo i ricami e i quadri divennero così preziosi che erano parte del corredo delle giovani fanciulle e soprattutto erano meta di fedeli che accorrevano all’esposizione nei giorni di Ferragosto nelle case dei vari rioni.</p>
<p><strong>Questa esposizione delle icone è ancora un mezzo per avvicinare i concittadini fra loro?</strong></p>
<p>Negli anni scorsi l’esposizione del quadro era una tradizione che permetteva al vicinato di partecipare attivamente:le spose offrivano i loro veli, le coperte di seta colorata, i vasi di basilico. Così avviene ancora nel centro storico.</p>
<p><strong>Come avviene la vestizione?</strong></p>
<p>Nei giorni che precedono la festività l’interno di una casa a pianoterra viene riccamente addobbato con il quadro di stoffa bianca e ricami al centro, le pareti ricoperte e nascoste dai veli bianchi, piante di basilico (non vi erano piante in piena estate) a profumare e colorare l’ambiente. All’esterno veniva appeso un lenzuolo bianco dal quale pendevano fazzoletti come abbellimento (alcuni dicono come simbolo delle fiammelle del Purgatorio).</p>
<p><strong><em>Intervista di Giulia Siena</em></strong></p>
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		<title>Buona natura!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 14:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[sulla Natura]]></category>

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		<description><![CDATA[San Giovanni Rotondo è sì la città che custodisce le opere e spoglie di San Pio da Pietrelcina, ma è anche uno dei 18 comuni compresi nel perimetro del Parco Nazionale del Gargano, una delle aree&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>San Giovanni Rotondo è sì la città che custodisce le opere e spoglie di San Pio da Pietrelcina, ma è anche uno dei 18 comuni compresi nel perimetro del Parco Nazionale del Gargano, una delle aree protette più importanti d’Italia istituita nel 1995.</p>
<p>Quello sangiovannese è un territorio vasto e vario che comprende paesaggi molto diversi tra loro: si va dalle aride steppe pedegarganiche ai piedi del promontorio &#8211; spoglie e prive di vegetazione – ai boschi di monte Nero e monte Castellano, proprio sopra l’abitato di San Giovanni Rotondo, fino a monte Calvo, la vetta più alta del Gargano con i suoi 1056 metri.</p>
<p>Un territorio ricco di boschi e di sentieri tracciati da percorrere in mountain bike o a piedi,  per immergersi nella natura più pura e incontaminata. Per conformazione fisica il Gargano è ricco anche di grotte molto apprezzate dagli speleologi provenienti da ogni regione d’Italia. Tra queste la più importante è senza dubbio la Grava di Campolato, una cavità carsica situata in agro di San Giovanni Rotondo, che dopo un salto iniziale di 100 metri si sviluppa per più di un chilometro, raggiungendo i 300 metri di profondità.</p>
<p>Per tutti gli appassionati di natura, prenotare una guida escursionistica è molto semplice, basta chiamare il Parco Nazionale del Gargano allo 0884.568911.</p>
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		<title>Zuppa di verdure miste selvatiche con fagioli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 14:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[sulla Cucina]]></category>

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		<description><![CDATA[Ingredienti 300 g di fagioli secchi 1 kg di verdura mista selvatica (bietolona, finocchietto, cicoria, rughetta, etc … ) 1 foglia di alloro 1 spicchio di aglio 1 cipollotto Olio extravergine di oliva Sale Peperoncino Fettine&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<p>300 g di fagioli secchi</p>
<p>1 kg di verdura mista selvatica</p>
<p>(bietolona, finocchietto, cicoria, rughetta, etc … )</p>
<p>1 foglia di alloro</p>
<p>1 spicchio di aglio</p>
<p>1 cipollotto</p>
<p>Olio extravergine di oliva</p>
<p>Sale</p>
<p>Peperoncino</p>
<p>Fettine di pane casereccio</p>
<p>Mettere a bagno in acqua fredda i fagioli per almeno otto ore, quindi metterli in una casseruola, coprirli di acqua fredda e portare ad ebollizione. A questo punto buttare l’acqua, sostituendola con altrettante acqua bollente. A metà cottura unire il cipollotto, l’aglio, il sale, l’alloro e un po’ di olio. Lavare bene le verdure e cuocerle in acqua salata in ebollizione, scolarle molto al dente e unirle ai fagioli per terminare la cottura. Se la zuppa fosse troppo densa, aggiungere qualche cucchiaio dell’acqua delle verdure. Tostare le fettine di pane, metterle nei piatti fondi, quindi distribuirvi la zuppa e servire il piatto completando con olio extravergine di oliva e un pizzico di peperoncino.</p>
<p><strong>Il segreto</strong></p>
<div><em>Il risultato sarà decisamente migliore se le verdure saranno quelle selvatiche dal sapore più intenso rispetto alle verdure coltivate.</em></div>
<p><em> </p>
<p></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Nella foto: l&#8217;interno dell&#8217;Osteria Antica Piazzetta di via al Mercato che ha consigliato la ricetta</em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Il mio amico Padre Pio</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 16:19:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[su Padre Pio]]></category>
		<category><![CDATA[leggere su padr pio]]></category>
		<category><![CDATA[letture padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[libri su san pio]]></category>
		<category><![CDATA[libri su san pio da pietralcina]]></category>
		<category><![CDATA[libro su padre pio]]></category>

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		<description><![CDATA[Trent’anni vissuti accanto a Padre a Pio. Un’amicizia vera e speciale che il sangiovannese Giovanni Siena (classe 1920) ci racconta con bravura nelle pagine del suo libro pubblicato da Rizzoli. Pagine emozionanti di storie quotidiane dalle&#46;&#46;&#46;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Trent’anni vissuti accanto a Padre a Pio. Un’amicizia vera e speciale che il sangiovannese <strong>Giovanni Siena</strong> (classe 1920) ci racconta con bravura nelle pagine del suo libro pubblicato da Rizzoli. Pagine emozionanti di storie quotidiane dalle quali viene fuori la figura di Padre Pio. Non quella burbera a cui spesso si fa riferimento, ma un Padre Pio dall’espressione del volto “dolce e dolorosa”, come ce lo descrive Paola, moglie dell’autore.</p>
<p>Il Padre, come lo chiama Siena, è un uomo sofferente e timorato di Dio alle prese con le lotte contro il male e il dolore del mondo intero. Un’ulteriore testimonianza, ricca di fatti emozionanti e autentici, di un uomo amato dai fedeli di tutto il mondo.</p>
<p><strong> “Il mio amico Padre Pio – diario di trent’anni vissuti accanto al Santo di Pietrelcina” | Giovanni Siena | Rizzoli | euro 16,50 | 2010 | 264 p.</strong></p>
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